Una domanda per Fausto Galanello
04 luglio 2006
Ricordo che un paio di anni fa ebbi un incontro con l'ex presidente del Consorzio Marco Marino. Ero alla ricerca di nuovi locali per la mia azienda e Marco mi portò nella zona industriale di Bardano a vedere i locali gestiti dal Consorzio.
Ricordo che non si giunse a nessun accordo perché quei locali erano enormi per un'azienda come la nostra. Alcuni immobili da 600 metri quadrati ed altri addirittura da 2.000m2 con dei soffitti di oltre 8 metri.
Mi stupii perché seppi che quell'immenso immobile sarebbe stato destinato alla cosiddetta "new economy" e non ad attività artigianali. Mi sono stupito perché al di là del fatto che alcune aziende di questo settore si trovino fisicamente in capannoni, non è affatto detto che tutti abbiano bisogno di grandi spazi. La new-economy, quando per esempio lavora sui software può avere bisogno anche di pochissimi spazi.
Mi chiedo ancora che fine abbiano fatto quei grandi locali.
E soprattutto mi interesserebbe sapere se nelle nuove linee di sviluppo si terrà conto che la tanto famigerata "new economy" (verso cui mi sembra si rivolgano le preferenziali strategie di sviluppo di questa città) non può essere soltanto il miraggio del call-center strappato ad una location romana o milanese, ma una realtà molto più complessa e articolata, che forse, all'insaputa di molti amministratori, sta già transitando sotto e sopra la rupe.
Devo dire che in questi ultimi anni i processi di sviluppo locale si è un po' arenato. Basti pensare che oltre la metà della popolazione del comprensorio non è raggiunta dalla rete ADSL (neanche i locali di cui sopra, se non vado errato), e che le tanto attese aziende del settore non hanno scelto affatto Orvieto come meta. Anzi, il marchio ITELCO che era sinonimo di Tecnologia e Avanguadia nel mondo, ha fatto la fine che ha fatto.
Caro Fausto, non mi aspetto che le risposte siano semplici. Non è semplice niente in questa vita. Però, per esempio, mi aspetterei che rispondessi a questo post, tanto per segnare un punto simbolico di innovazione. Per dire che chi governerà il processo di sviluppo di un territorio è attento ad ogni forma di comunicazione che su quel territorio transita.

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Commenti
Sulla domanda specifica relativa al recupero dello stabilimento ex Mabro ed alle caratteristiche strutturali di tali ambienti, destinati ad attività nell’ambito della così detta “new economy”, posso dirti che:
1) pur condividendo le perplessità sull’eccessiva altezza non sono in grado di entrare nel merito di scelte tecniche ed architettoniche relative al progetto di ristrutturazione che, a quanto ho potuto appurare, tendeva a salvaguardare le caratteristiche storiche di tale opificio e, comunque, non mi sembra essere stata questa la ragione principale del ritardo nel suo utilizzo anche perché alcuni di questi locali di altezza normale e di estensione più contenuta (es. uno di 270 mq) non hanno avuto storia diversa rispetto agli altri a cui tu fai riferimento;
2) sulla eccessiva estensione, inoltre, va anche detto che ambienti di 600 e 2000 mq sono stati concepiti anche con possibilità di ulteriori frazionamenti, a fronte di richieste di spazi più ridotti;
3) sulla destinazione prioritaria di questa struttura per “incubazione” di nuove imprese nell’ambito della “new economy” il problema maggiore è dato dal ritardo assurdo con cui si è portato avanti sin qui il progetto del cablaggio di questa area industriale, per varie difficoltà di carattere essenzialmente burocratico e di rapporti tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti nel percorso autorizzativo.
E’ proprio questo terzo punto il limite più significativo che tiene bloccato l’avvio di alcune attività di aziende con cui sono stati stipulati anche i contratti di locazione di alcuni di questi spazi. La situazione attuale è infatti di due locali di 500 mq ciascuno assegnati in locazione, un altro spazio di 600 mq preassegnato e trattative in corso sull’affitto di 1000 mq ad una società di alta moda e tecnologie avanzate nell’abbigliamento, che andrebbe ad assorbire parte delle maestranze ex MCO.
Proprio in questi giorni stiamo definendo con il Comune di Orvieto il percorso burocratico che, ormai rapidamente, dovrebbe portare al cablaggio dell’intera area industriale di Fontanelle di Bardano consentendo l’avvio delle suddette attività e, molto probabilmente, l’assegnazione ad altre aziende di tutti gli altri spazi (circa 1000 mq) ancora liberi.
Sin qui i fatti a risposta delle tue domande. Sulle considerazioni invece relative alla complessità dei problemi ed alle difficoltà in cui si muove il nostro contesto produttivo, non ho alcun problema a riconoscere che ci sono ritardi nella dotazione del territorio ed alle imprese di servizi, condizioni e strumenti su cui muovere un nuovo sviluppo: cablaggio, aree industriali, viabilità, marketing territoriale, ecc., come non ho ugualmente difficoltà a confermare giudizi critici, più volte espressi in questi anni, verso una idea prevalente dello sviluppo che, a priori, scartava l’dea del rilancio di un settore industriale-manifatturiero in caduta verticale.
Ma a questa considerazione critica si accompagna la convinzione, che è poi anche la ragione dell’aver accettato questo incarico dopo 14 anni di sindacato, che ci sono oggi, in tema di sviluppo e di crescita economica e sociale, le condizioni e comunque vi è l’assoluta necessità di una accelerazione nelle scelte e nell’azione di governo per la determinazione di processi concreti e di progetti reali su cui chiamare tutti a raccolta (istituzioni e forze politiche, imprese e lavoratori, associazioni datoriali e sindacati, università, credito ecc.) ognuno per la propria competenza e ognuno assumendosi la propria parte di responsabilità.
Questo, comunque, è quanto il consorzio Crescendo si appresta a fare, per le funzioni che gli sono attribuite dai comuni ed altri soci istituzionali, come la gestione delle aree industriali ed artigianali, ma anche rafforzando il proprio ruolo di soggetto attivo nelle politiche dello sviluppo economico, sul versante del sostegno alla crescita della micro, piccola e media impresa, su cui si fonda parte significativa del presente e del futuro del sistema economico locale.
Ma su questo avremo senz’altro altre occasioni di confronto ed approfondimento.