Wired, le vendite e il senso...

07 maggio 2011

Scopro da questo articolo http://www.maxkava.com/2011/03/wired-lontano-il-nobel-per-le-vendite/ un po' di dati sulle vendite di Wired.

Mi ha molto colpito il dato sulla diffusione media, neanche 90.000 copie al mese contando le vendite in edicola (poco più di 15.000) e gli abbonamenti.

Insomma, neanche 100.000 copie. Un lavoro abnorme, immagino, con costi di produzione e stampa che neanche voglio immaginare, perché diciamo la verità, tecnicamente/graficamente la rivista è sempre stata molto apprezzabile.

Ma tutto questo ha un senso? Ha un senso un progetto editoriale così complesso per avere un obiettivo così limitato?

Ora Riccardo Luna se ne va, forse lo cacciano, perché logicamente chi tiene il timone paga le conseguenze degli insuccessi (meno che in politica ovviamente), ma a cosa servirà il cambio di direttore e di linea editoriale? A fare l'ennesimo giornale da ombrellone, l'ennesimo concorrente di Focus per le spensierate giornate estive?

In molti in Italia avevamo sperato che Wired potesse essere un nuovo punto di riferimento, è evidente che soprattutto negli ultimi mesi la linea editoriale è virata verso altri mondi e neanche se ti chiamo Wired, figlio (in)diretto di Wired USA puoi sfuggire alle logiche della tragedia della editoria tradizionale.

Penso che ne riparleremo.

Commenti

Inviato da Lorenzo Mencarelli il 12 maggio 2011 07:06
Eh già. Condivido la tua analisi. Sono abbonato quadriennale alla rivista da prima che uscisse e fino a poco fa aspettavo che mi arrivasse a casa con entusiasmo e trepidazione soprattutto per "i login" di Riccardo Luna. Da qualche numero a questa parte però vedo troppe pagine dedicate ai telefonini o alle pubblicità e meno articoli stimolanti sulle nuove energie, le tecnologie d'avanguardia o le critiche alle politiche mondiali. Mi somiglia sempre di più a Jack che reputo un ottimo prodotto, ma da tenere in bagno o portare al lago. Ho dedicato un'intera sezione di una delle librerie per accogliere tutti i numeri di Wired IT in bella vista perché la sua linea curata e l'estrema qualità della stampa "fa arredamento" e perché mi piace far capire a chi entra a casa mia che "qui si ragiona"... Purtroppo, in accordo con te e con estrema tristezza, posso solo osservare che la logica commerciale-superficiale-bungabunga sta ammorbando piano piano anche questa opera editoriale.
Vogliamo fondare una rivista di Geotech Politik & Digital Add? :)
A presto Fabri.
Inviato da Fabrizio Caccavello il 12 maggio 2011 07:46
Ok Lorenzo, accetto la tua proposta di fondare una rivista Geotech Politik & Digital Add anche se, come direbbe Alessandro Bergonzoni ... gallina beccami se so cosa vuol dire ... Però a una condizione, che sia solo digitale e in versione App per iPad, con la carta ho chiuso diversi anni fa ;)
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